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presentazione

“Spazi periurbani/ luoghi plurali” è il titolo della tesi che abbiamo svolto nel 2012 a conclsione del nostro percorso universitario al Politecnico di Milano.

Perché una ricerca sugli spazi periurbani?

Il confine tra città e campagna, all’interno dell’analisi del paesaggio contemporaneo, è un tema che, in questi ultimi anni, ha assunto un interesse particolare nello studio che riguarda il margine ma anche l’urbano; è infatti la dispersione del tessuto costruito, che sembra non fermarsi di fronte ad alcuna asperità naturale, il fenomeno più evidente della mutazione del paesaggio contemporaneo, tanto che è ormai impossibile individuare un confine netto tra città e campagna.

 Cosa sono gli spazi periurbani?

Il paesaggio periurbano viene comunemente definito come una zona di mediazione fisica e visiva che si inserisce tra due ambiti che in passato erano chiaramente identificabili: la città e la campagna. La presenza delle aree agricole è di fondamentale importanza in tutti gli assesti a cui essa collabora e mantiene con e per la città, sono equilibri funzionali, ecologici, percettivi.

I margini della città, che un tempo entravano in contatto con la campagna attraverso un limite definito e chiuso, solitamente identificato da una cinta muraria, oggi perdono questa figurabilità antica e diventano privi di una morfologia riconoscibile, “sono esattamente il contrario del confine” (Palazzo, Treu, 2006).

E’ possibile individuare tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 il venir meno della necessità di protezione da ciò che era esterno, con il conseguente superamento o abbattimento dei limiti imposti dalla presenza nelle città delle mura. Il crollo delle mura cittadine ha portato ad un cambiamento di fruizione della campagna ma ha coinciso anche con un cambiamento di ordine socio- politico- economico, con una conseguente nuova apertura dei commerci e degli spostamenti.

È così che da limite si arrivati lentamente a parlare di margine, una fascia a circoscrizione dell’urbano che segna la possibilità dell’andare oltre a quanto stava all’interno. Le città hanno cominciato ad attrarre sempre più abitanti, richiamati dalle possibilità di lavoro e libertà che il nuovo contesto sembrava fornire.

La nuova popolazione necessitava però di nuovi spazi e nuove abitazioni; questi nuovi luoghi vengono ad assumere il ruolo di “periferia”, ambiti che non sono il centro cittadino ma nemmeno la campagna.

Le campagne periurbane sono oggi i territori dallo statuto più incerto: spazi ibridi, che mescolano caratteri urbani e di ruralità, manifestando in modo conflittuale la realtà contemporanea del rapporto città-campagna, e nei quali l’urbanistica si confronta da vicino con i propri limiti e le proprie contraddizioni, ma anche con effettive opportunità di innovazione disciplinare.

Se oggi la qualifica di “periurbano” viene per lo più interpretata come potenzialità di conversione all’urbano, le ipotesi di “ricomposizione insediativa” di questi territori sembrano essere la vera scommessa per la pianificazione comunale di un futuro nel quale la relazione dello spazio periurbano con la città sia considerata in senso profondo e non banale, in modo che il vuoto agricolo e il pieno costruito siano associati “in un progetto che li unisca per sempre” (Donadieu, 2006).

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