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Uno dei progetti per Expo 2015 – La Darsena Ritrovata.

Mancano 24 giorni all’apertura dei cancelli di Expo Milano 2015. Grandi sono le aspettative legate all’evento, che nel corso della sua preparazione ha messo in evidenza diverse falle nella progettazione e gestione dell’esposizione. Un evento che parte già con una prospettiva di debito generato dalla vicenda  dell’acquisto dei terreni su cui si organizza il megaevento (per la prima volta nella storia delle esposizioni universali i terreni acquistati sono privati anziché demaniali) e dai ritardi dei lavori legati alla scelta dell’area, alla loro acquisizione e alla modalità di gestione.
C’è grande attesa e curiosità verso l’esito dell’evento, costato finora 3 miliardi di euro, che resterà nella città di Milano per sei mesi. Minor attenzione si è creata invece sugli effetti che l’Expo ha prodotto e produrrà dopo la sua conclusione sulla città di Milano. Nonostante questo da qualche mese si sta finalmente mettendo a fuoco il vero problema legato all’esposizione universale: non il guadagno e la riuscita dell’evento stesso, ma la sorte del sito dopo la conclusione dell’evento e il suo futuro ruolo nell’area metropolitana di Milano.

 

Il Bando di Gara per l’acquisto e la riqualificazione dell’area del 15 novembre 2015 (che prevedeva un costo di 320 milioni di euro) e’ andato deserto e la realtà è quella di un mercato immobiliare ancora in crisi e con un’immensa disponibilita’ di volumetrie non utilizzate, abitative e non, sul suo territorio metropolitano. Il progetto dell’esposizione non ha incluso la  pianificazione del post evento e, come hanno dimostrato altri esempi europei dell’ultimo ventennio quali  Siviglia ed Hannover, le conseguenze legate alla mancata progettazione della rigenerazione del sito e del suo inserimento nel contesto urbano possono essere davvero disastrose. Il rischio più grande è che tra un anno ci si trovi ad avere un’area abbandonata, milioni di euro in più di debito sulle casse comunali, e di conseguenza la necessità di rendere l’area più appetibile aumentandone le potenzialità di profitto (concedendo la possibilità di costruire più volumetrie), ma non certo a vantaggio della collettività dei milanesi.
L’eredità di Expo per il territorio che la ospita consiste nell’aver accelerato la realizzazione di infrastrutture già in programma e aver lasciato un sito logisticamente collegato, sebbene gravato da problematiche tecniche e finanziarie non indifferenti.  Per poter far funzionare quest’area  è richiesto un cambio di paradigma rispetto alla logica degli interventi urbani attuati nell’ultimo decennio: assegnare all’area nuovi valori, diversi da quelli immobiliari, capaci di rigenerare l’area nel suo contesto, valutando accuratamente l’indotto sul territorio di qualsiasi operazione sotto il profilo sociale, culturale, ambientale.
Inoltre è necessario vedere l’area come risorsa nel contesto territoriale di appartenenza, cioè l’area metropolitana milanese, e valutare funzioni che tengano conto della dimensione in cui si inserisce.

La proposta che ad oggi sembra essere più annoverata è il dislocamento nell’area dell’Università Statale, proposta molto discussa per le conseguenze che la scelta potrebbe portare nell’attuale sito dell’istituto in via Celoria, ormai parte di città consolidata formatasi proprio attorno al nucleo di città Studi.
Diverse sono state le proposte e gli studi che hanno indagato il possibile futuro dell’area, tra cui quello effettuato dal Master in Architettura del Paesaggio del centro ACMA in collaborazione con l’UPC di Barcellona, che il 30 marzo ha esposto gli esiti della sua ricerca all’Urban Center di Milano.
Lo studio ha messo in evidenza gli indotti positivi sulla città provocati da Expo, come l’aver sollecitato la discussione e l’avvio di azioni inerenti la valorizzazione dei navigli e al tema della mobilità lenta, e risvegliato l’interesse verso la produzione agricola locale, nonché stimolato nuove forme di produzione e uso degli spazi legati alle attività rurali. In questo senso il progetto post evento dovrebbe prevedere la multifunzionalità del sito e il ripensamento del tema dell’esposizione, cioè l’alimentazione, proponendo forme sperimentali di produzione, nonché al riutilizzo degli scarti in un’ ottica di Green Economy.

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