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NEWYORK Situata in parte sulla terra ferma e in parte su isole, la città di New York sorge su un’area di circa 785 kmq alla foce del fiume Hudson, che lambisce la riva sinistra del suo distretto più famoso, Manhattan. Gli altri borough (distretti) che compongono la città sono: il Bronx (situato a nord di Manhattan),  il Queens e Brooklyn (sull’isola di Long Island) e Staten Island. Manhattan viene scoperta nel 1609 da Henry Hudson, alla ricerca di una nuova rotta per le Indie passando da nord per conto della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. L’area dove sorge oggi la città è acquistata dagli indiani Manna-Hayya da coloni olandesi; su questo appezzamento di terra, situato sulla estrema punta meridionale, i coloni fondano nel 1626 la città di Nuova Amsterdam. Questi pianificano l’insediamento come si trattasse di un’estensione della loro madrepatria artificiale; il cuore della nuova città sarà un fortino a pianta pentagonale. Questa maglia irregolare, che ripropone uno schema simile a quello dei centri storici delle antiche città europee, è ancor visibile oggi nella zona di Wall Street. La città tuttavia nel 1664 passa sotto il dominio inglese, cha la ribattezzano con l’attuale nome, New York (in onore di Giacomo II, duca di York e Albany.) La dominazione inglese dura (a parte una breve parentesi di dominio olandese, fra il 1673 e il 1674) fino all’ottenimento dell’indipendenza delle colonie, data che segna la nascita degli Stati Uniti. Questo periodo, lungo poco più di un secolo, vede un notevole sviluppo della città che diventa un importante porto commerciale registrando, di conseguenza, un notevole incremento della popolazione di origine europea, a discapito del costante declino di quella indigena. Nel 1811 si rende perciò necessario un piano di ampliamento, che tenga conto di questa fortissima crescita demografica; si impone così la scelta di una maglia uniforme di strade che si intersecano ad angolo retto: le avenues, orientate nord-sud, e le street, in direzione est-ovest; unica eccezione è il preesistente asse diagonale di Broadway. Per il resto, non sono previste piazze: “le piazze non sono necessarie; si vive nelle case, non nelle piazze”, scrivono i commissari nella loro relazione. “Con questo semplice atto essi definiscono una città di 13×156=2028 isolati: una matrice che cattura, al contempo, tutto il territorio restante e tutte le future attività dell’isola. La griglia di Manhattan.” (R. Koolhaas, Delirious New York, Electa, Milano 2001) Non dobbiamo tuttavia immaginarci uno sfruttamento intensivo dei lotti, né una caotica crescita in verticale della città. Ancora per gran parte dell’Ottocento, infatti, le costruzioni sono semplici case di pochi piani e le strade restano in massima parte sterrate. New York è inoltre tra le prime città a dotarsi di un regolamento edilizio: già ai primi dell’Ottocento le nuove case devono essere costruite in mattoni o in pietra e i marciapiedi devono essere larghi almeno un quinto delle strade. Nel 1850 la possibilità che la sempre crescente popolazione  possa inghiottire, come un’onda impazzita, lo spazio restante della griglia comincia a farsi reale. Nel 1853 questo pericolo viene sventato con la nomina dei Commissari alla stima e valutazione, che vengono chiamati a ispezionare e ad acquisire terreni per realizzare un parco in un’area compresa tra Fifth e Eight Avenue e 59th e 104th Street, il noto Central Park. Dopo la guerra di secessione americana (1861-1865) New York si riprende rapidamente: l’immigrazione, diminuita negli anni della guerra, aumenta nuovamente fino a punte elevatissime. La città assume il ruolo di “porta” degli Stati Uniti, ruolo riconosciuto ufficialmente con la donazione, da parte della Francia, della Statua della Libertà.Sul finire del secolo, nel 1898 tramite l’accorpamento di Manhattan con la città, fino ad allora indipendente, di Brooklyn e con alcune aree esterne come il  Bronx e Staten Island, si forma la moderna New York. La necessità di trovare spazio alle nuove costruzione, necessarie alla costante crescita e il fatto che Manhattan, con i suoi fiumi che, su entrambe le sponde, ne impediscono un’espansione laterale, ha incoraggiato architetti e ingegneri a procacciare spazio verso l’alto. “In altre parole: Manhattan non ha altra scelta che quella dell’estrusione verso il cielo della propria griglia; solo il grattacielo è in grado di offrire al mondo ampi spazi aperti di un selvaggio west artificiale, una frontiera nel cielo.” (R. Koolhaas, Delirious New York, Electa, Milano 2001) Verso il 1910 il processo di moltiplicazione territoriale è ormai diventato inesorabile. L’intera zona di Wall street ha imboccato la strada che porterà l’estrusione totale a un assurdo livello di  saturazione, tale che alla fine, l’unico spazio di Lower Manhattan non occupato dagli enormi edifici sarà quello delle strade. È giunto quindi il momento di regolamentare questa forma di aggressione architettonica. La Zoning Law del 1916 definisce per ogni lotto o isolato della superficie di Manhattan un involucro immaginario che traccia i contorni del massimo volume costruibile consentito. Al processo di moltiplicazione verticale viene permesso di svilupparsi solo fino ad una certa altezza; poi l’edificio dovrà indietreggiare rispetto ai confini del lotto con una certa inclinazione per permettere alla luce di raggiungere le strade. Una torre potrà inoltre far raggiungere al 25% dell’area del proprio lotto un’altezza illimitata. “Dal momento che tutti gli isolati di Manhattan sono identici e chiaramente equivalenti secondo la non dichiarata filosofia della griglia, la trasformazione anche di uno solo di questi influisce su tutti gli altri. Questo potenziale implica anche un essenziale isolamento: la città non è più costituita da una struttura più o meno omogenea- un mosaico di frammenti urbani complementari- ma ogni isolato è ora separato come un’sola, fondamentalmente solo con se stesso. “ (R. Koolhaas, Delirious New York, Electa, Milano 2001)   BIBLIOGRAFIA: L. Mumford, Passeggiando per New York:scritti sull’architettura della città, Roma : Donzelli, 2000 M. Maffi, New York:ritratto di una città,  Bologna : Odoya, 2010 R. Koolhaas, Delirious New York, Electa, Milano 2001 © 2013_ DdB

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