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Andrea Radaelli, nato a Segrate in Provincia di Milano nel 1988. Laureato magistrale nell’Aprile 2014 in Architettura al Politecnico di Milano con la tesi in Architettura delle Costruzioni dal titolo: “Dopo il terremoto: ripensare il borgo di Fontecchio. La riconversione di Palazzo Galli.”, relatori di tesi Prof.ssa Mariacristina Giambruno e Prof. Giancarlo Perotta. Partecipa all’attività didattica presso il corso di “Restauro Archeologico” della Prof.ssa Chiara Dezzi Bardeschi. Collaboratore volontario presso la rivista “ANANKE: quadrimestrale di cultura, storia e tecniche della conservazione per il progetto” diretto dal Prof. Marco Dezzi Bardeschi.

«Occorre ripartire dal paesaggio come sistema identitario di riferimento strutturale di una società e di un territorio, per mirare ad una tutela diffusa, organica e non puntiforme una tutela diffusa che vada oltre il singolo manufatto o “insieme di manufatti, per abbracciare, sul più ampio e organico sistema-territorio, in un unico strumento, la tutela, la pianificazione e gestione ed il progetto d’intervento […], così da integrare pienamente aspetti di valenza territoriale, quest’ultima oggi, per esempio, di pertinenza dell’archeologia del paesaggio (tracce insediative, segni materiali, vie e sentieri, percorsi, canali, ecc.) e per chiarire ulteriormente ambiti che ancor oggi trovano inadeguato riconoscimento e protezione, anche a livello di tutela: in particolare il patrimonio industriale e l’architettura contemporanea».

(C. Dezzi Bardeschi, Oltre una tutela per punti: ripartire dal paesaggio)

Prima di addentrarci nel vivo della questione, è necessario comprendere cosa si intende per Restauro Archeologico e questa riportata sotto, potrebbe essere una delle due caratteristiche:
«Una peculiarità che il restauro archeologico presenta è legata alle condizioni dinamiche in cui gli interventi avvengono e alla costante variabilità delle condizioni in cui i manufatti si trovano a vivere. »
(“Storia del Restauro Archeologico: appunti”, D. D’Angelo e S. Moretti).
È una disciplina assai giovane che fa parte del più ampio spettro di specializzazioni dell’archeologia: si occupa di tutelare in maniera efficace e repentina tutti i resti archeologici che emergono durante uno scavo. L’obiettivo finale quindi non è solo quello di indagare e capire il resto archeologico nella sua completezza, ma anche quello di fare in modo che ciò che viene rinvenuto rimanga nel tempo e giunga ai posteri in buone condizioni e corredato da un’adeguata documentazione. Nel perseguire questo obiettivo è necessario che ci sia un apporto collaborante tra molte discipline.
Ma qual è il rapporto che lega il restauro archeologico con il concetto di paesaggio?
Nel 1972, l’UNESCO tramite la Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale inserisce, per la prima volta, all’interno dei beni da tutelare il concetto di patrimonio naturale, in particolare si fa riferimento ai contesti naturali. Un concetto ancora molto acerbo che di fatto prende in considerazione solamente quegli ambiti di elevata rilevanza naturale.
Bisogna aspettare gli anni 2000 per vedere un ulteriore passo in avanti. Infatti nel 2004 viene emanato il nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che all’articolo 2 specifica cosa entra a far parte del patrimonio culturale italiano:
 “Art. 2: Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etno-antropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o, in base alla legge, quali testimonianze aventi valore di civiltà. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree […] costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge.”
(Codice dei Beni culturali e del paesaggio, gennaio 2004).
È una svolta molto importante, perché con questa dicitura entrano a far parte dei Beni da tutelare anche tutte quelle aree naturali che sono espressione di un determinato periodo storico o di una determinata civiltà. Non ci si interessa solamente di ciò che è antico e prodotto dall’uomo, ma ci si preoccupa di valorizzare anche il contesto, il Paesaggio appunto.
Di fatto questo viene plasmato, nel corso dei secoli, dall’azione dell’uomo e da tutti i processi sociali delle varie civiltà e per questo è necessario tutelarlo e conservarlo con la stessa importanza e cura che viene dedicata ai beni archeologici in quanto entrambi sono un prodotto dell’uomo in un determinato periodo storico e frutto di una specifica società.

BIBLIOGRAFIA

_  D. D’Angelo, S. Moretti, Storia del restauro archeologico. Appunti, Firenze 2004.
_ C. Dezzi Bardeschi, Archeologia e Conservazione: teorie, metodologie e pratiche di cantiere, Maggioli, Milano, 2007
Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, gennaio 2004
Convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, 1972
_  C. Dezzi Bardeschi, Oltre una tutela per punti: ripartire dal paesaggio, in “ANANKE”, n. 72, Maggio 2014, pag. 79

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