Home

Fotogramma tratto da “Sacro GRA”, Gianfranco Rosi, 2013.

Uno  dei risultati dei fenomeni di urbanizzazione diffusa nel corso degli ultimi decenni è stato quello della presenza, all’interno e all’esterno della città, di aree di margine: spazi residuali senza una propria identità o funzione, aree degradate o non integrate nel contesto urbano, che pongono il problema del ripensamento del loro ruolo all’interno della struttura urbana e della loro riprogettazione.
Essi sono una delle tematiche principali dell’urbanistica dell’ultimo ventennio e riguardano aree di tipo molto diverso, dai centri storici degradati alle aree industriali dismesse, dalle grandi periferie alle aree residuali che circondano infrastrutture e ambiti industriali. Si tratta di aree dall’immenso potenziale progettuale , che
potrebbero essere la chiave di risoluzione di alcune tematiche molto sentite dell’urbanistica contemporanea, come il consumo di suolo e la riprogettazione e rigenerazione degli spazi urbani esistenti. Essi possiedono, infatti, una qualità che a prima vista può non essere riconosciuta e che possiamo definire simpatica: la capacità di collegare, mettere in relazione e mediare due realtà spaziali distinte.

Nonostante l’opportunità progettuale offerta dalle aree di bordo  sia ormai un fatto evidente, spesso tale occasione fatica ad essere colta.

In particolare, risulta difficile riuscire ad avere una visione d’insieme e non frammentaria di questi ambiti; questo  ha  portato spesso ad interventi puntuali che non riescono a dare risposta alle problematiche urbane di cui abbiamo accennato, che invece richiedono un’analisi ed un sistema di azioni di tipo  complesso.
Poiché la città contemporanea è sempre più spesso una struttura di tipo policentrico, formata da varie polarità e non più assimilabile ad un modello monocentrico (come era invece in passato, in cui l’unica vera polarità del centro urbano era il centro storico) i margini assumono un alto valore strategico per il progetto del paesaggio urbano, in quanto sono veri e propri spazi, definiti da elementi che gli appartengono e che possono contribuire alla sua trasformazione.
Il tema del margine perciò, per essere affrontato in maniera organica e relazionabile con l’intero contesto in cui s’inserisce, deve essere rappresentato e stimato come un sistema complesso e progettato sulla base di una relazione stabile con il paesaggio a cui appartiene, evidenziando i suoi legami, anche se invisibili, con il resto. Bisogna comprendere quali sono le loro relazioni, quali fenomeni e processi urbani li coinvolgono  e li fanno interagire tra loro e col resto dell’organismo urbano e, infine, tenere conto della loro dinamicità, della loro capacità di trasformazione nel tempo, anche nel breve periodo.

La difficoltà nel progettare in maniera efficiente questi spazi  sta nel fatto che si sta riscontrando una grande difficoltà nella lettura ed interpretazione dei fenomeni urbani della città in divenire, e quindi anche nella previsione degli spazi della città che ne fanno parte. Uno degli aspetti più ostici è, appunto, l’estrema velocità delle trasformazioni che avvengono in questi luoghi dove è il movimento a caratterizzarne lo spazio.E’ ormai chiaro come gli strumenti di pianificazione vigenti non siano in grado di restituire una giusta immagine della realtà contemporanea e dei processi che la interessano, né di permettere una previsione di progettazione dei suoi ambiti corretta ed efficace. Per questo negli ultimi anni è emersa con sempre maggior forza l’esigenza di avvalersi, sin dalle analisi che precedono il progetto, di strumenti nuovi che permettano di ottenere un’immagine della contemporaneità il più possibile fedele alla realtà: immagini che riguardano il tempo, il flusso di persone, i collegamenti invisibili, l’utilizzo effettivo degli spazi e il loro aspetto percettivo.  Molti eventi nazionali ed internazionali degli ultimi anni hanno avuto come tematica centrale il problema della comunicazione dell’ architettura, ne sono un esempio il Congresso Mondiale degli Architetti a Torino del 2008 dal titolo “Trasmitting architecture- comunicare l’architettura” e la Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno che per l’esposizione Monditalia ha visto il coinvolgimento anche delle altre arti, tra cui il Cinema.

La lettura inventiva di fenomeni urbani e territoriali e la loro traduzione in un nuovo linguaggio di progettazione urbana è la sfida che questi ambiti propongono alla pianificazione della città contemporanea. La ricerca di nuove strategie di descrizione ed interpretazione  del sistema urbano e dei suoi fenomeni e processi più recenti  e della progettazione in rete degli spazi di margine in coerenza col sistema stesso sarà la finalità di questo progetto di ricerca, al fine di sperimentare soluzioni innovative, sia di lettura che di progetto , in grado di rispondere meglio ai problemi della città in divenire.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...