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Fotografia di Enrico Bedolo; Pieve di San Genesio (San Secondo Parmense, PR)

La Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000) considera il paesaggio come un sistema complesso, e lo definisce come: una zona o un territorio, così come percepito dagli abitanti del luogo o dai visitatori, il cui aspetto e carattere deriva dall’azione combinata di fattori naturali e/o antropici.

Tale definizione tiene conto che i paesaggi evolvono con il tempo, per effetto di azioni antropiche e naturali; sottolinea inoltre come l’idea di paesaggio formi un tutto in cui tali elementi sono considerati simultaneamente. L’accento viene posto in particolare sul coinvolgimento delle popolazioni nella percezione del loro ambiente di vita, e sull’incoraggiamento a prendere attivamente  parte alle decisioni che riguardano il paesaggio a scala locale. Ancora la Convenzione si applica all’insieme del territorio europeo, che si tratti di spazi naturali, rurali, urbani o periurbani. Non la si può inoltre limitare ai soli elementi antropici, o ai soli elementi naturali, ma si riferisce all’insieme di tali elementi e alle loro interrelazioni. Possiamo quindi dire che il paesaggio è un insieme unico ed indivisibile, costituito da entità diverse che si incontrano e che si rimescolano nel tempo. Considerando il territorio nel suo insieme, non distinguendo neppure tra paesaggio eccezionali, quotidiani o degradati, il concetto di paesaggio, così come espresso dalla CEP, esprime la volontà di affrontare in modo globale la qualità dei luoghi di vita della società.

Il paesaggio è un deposito ricchissimo di memoria materiale, uno scenario complesso e ricco di significati. Il riconoscimento dei sui elementi costitutivi ed identitari ci porta a consideralo un contenitore di storie, ricordi, esperienze che legano una popolazione al suo ambiente di vita. Possono essere considerati “l’armatura del paesaggio” (Carta, 1999) in quanto sono contemporaneamente obiettivo e strumento; obiettivo perché sono in grado di proteggere con la loro presenza il territorio, strumento perché lo organizzano e gli conferiscono senso. Tutti questi caposaldi sono presenti in ogni ambito richiamato dalla convenzione europea (spazi naturali, rurali, urbani o periurbani).

All’interno di questi spazi la complessità che caratterizza i paesaggi è minata alla base da una serie di problemi: pressione insediativa, infrastrutturale, ambientale. A causa di questi fenomeni le relazioni un tempo percepibili tra gli elementi si sono indebolite, o addirittura sono andate perdute. Si perde quindi la percezione di questa complessità, arrivando ad una continua regressione: da complessità a semplicità, da continuità a discontinuità (Piroddi, 2000). Queste dinamiche hanno portato ad una progressiva alterazione della leggibilità delle regole di costruzione del paesaggio, consolidatesi nel tempo. Tali regole perdono chiarezza sia nelle forma visibili, legate ai rapporti del costruito con gli spazi aperti, sia nei processi identificativi della forma nella percezione degli abitanti; si perde cioè la “figurabilità” (Lynch, 1960) del paesaggio.

Le comunità si trasformano nel corso della storia, producendo informazioni, stratificazioni e sostituzioni, ma alcuni elementi permanenti del “palinsesto” (Corboz, 1983) restano costanti a fare da fondamento al giudizio e riconoscimento dell’identità. Occorre ritrovare queste invarianti ed adattarle alle situazioni e condizioni contemporanee, poiché sono fonte di identità collettiva, strumento di comunicazione tra le generazioni, e strumento di massimizzazione delle opportunità.

È inoltre necessario prevedere il riconoscimento di un patrimonio condiviso, la condivisione è necessaria all’interno della progettazione di nuovi scenari, se si punta sull’imposizione la stessa socialità potrà non riconoscere il valore imposto; è evidente come la figura del progettista acquisisca un ruolo fondamentale, in quanto analizza e valuta gli elementi che possono essere inseriti all’interno della progettazione di questi nuovi scenari.

Gli elementi identitari sono perciò strumento del progetto; inteso come serbatoio della cultura e dell’identità di una comunità. Fabbri (2010) afferma che il paesaggio è “oggetto per lo studio”, dicendo che si può partire dai segni visibili per risalire alla struttura del loro significato; dalla forma si può risalire ai contenuti e viceversa.  Emerge evidente il carattere relazionale del progetto di paesaggio capace, insieme con i fattori temporali ed evolutivi, di conferire specificità al tema di intervento, mettendo al centro i valori contestuali intesi sia in senso geografico, sia in senso storico-culturale. È necessario quindi agire con interventi che denotino la conoscenza profonda dei fenomeni da governare, guidata da una metodologia chiara che possa orientare l’analisi e la pianificazione, in un’ottica che potremmo definire consapevole, capace cioè di riconoscere tutta questa complessità, questo insieme di valori, e all’interno di questi fare delle scelte, prendere una posizione all’interno del paesaggio.

 

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