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Testi di: Giorgio Gabriele Negri, Maria Chiara Zerbi, Luigi Mariani, Ervinio Sturani, Ste-fano Brenna, Elena Chiurlo, Dante Fasolini, Romano Rasio, Vincenzo Angileri, Barbara Capozzi, Francesco Sartori, Giancarlo Moretti, Francesco Lechi, Cata Caccini.

Anno pubblicazione: 1998

comprendere il paesaggio_studi sulla pianura lombardaGuardare e scoprire il paesaggio della pianura lombarda, comprenderlo e raccontarlo, seguirlo nelle sue trasformazioni: queste in sintesi le finalità di Osserva.Te.R., l’Osservatorio del Territorio Rurale istituito dalla Regione Lombardia – Direzione Generale Agricoltura e dall’Unione Regionale delle Bonifiche, delle Irrigazioni e dei Miglioramenti Fondiari per la Lombardia. L’armonia tra uomo e ambiente che ha costituito l’elemento fondante e continuativo dello sviluppo socio-economico e territoriale della pianura lombarda rischia oggi di entrare definitivamente in crisi. I segni di questa crisi sono rilevati in modo sensibile dal paesaggio, che va invece tutelato nelle sue specifiche componenti, in quanto elemento fondamentale di identità e condizione essenziale per il miglioramento della qualità di vita della popolazione. Il paesaggio è sintesi di natura e cultura; risultato di processi storici e di mutamenti socio-economici; specchio in cui si riflettono e si misurano il vivere e l’agire dell’uomo, il suo operare e il suo incessante rinnovarsi. Il paesaggio pulsa, vive e risulta dall’evoluzione di numerosi elementi che dialetticamente concorrono alla sua affermazione: quasi un mosaico formato da tante tessere legate inscindibilmente tra loro da un rapporto che vive e muta nel tempo.
Osserva.Te.R prende in esame questi elementi per coglierne la molteplicità di funzione e di significati e le interrelazioni dinamiche tra i fattori umani e quelli naturali che gli danno forma.

La pianura lombarda risulta dall’evoluzione di numerosi elementi che l’hanno costruita nel tempo, quali le acque, il suolo, le coltivazioni, le cascine, gli animali, la vegetazione, l’abitare, l’azione e la presenza quotidiana dell’uomo, che l’ha plasmata e marcata dai segni diffusi della sua presenza. È un territorio fortemente antropizzato e altamente produttivo, dove l’agricoltura fiorente domina sulle altre attività e ha impresso uno schema di organizzazione territoriale fortemente connotato in senso agrario, fornendo ai paesaggi una medesima e unificante chiave di lettura. Oggi questa unitarietà tende a scomparire a causa della sempre minor forza dell’agricoltura, e mostra segni crescenti di disomogeneità e forti contraddizioni, che richiedono approcci interpretativi più complessi e una nuova nozione di paesaggio.
In larghi tratti la campagna lombarda appare ancora come una distesa uniforme dove domina il verde dei prati e il giallo del frumento; ma se la si attraversa correndo lungo una qualsiasi statale, si osserva una campagna intrecciata di strade, punteggiata di case e fabbriche. Autori come Zerbi e Sartori parlano di una “nuova varietà”, data dalla compresenza di numerose funzioni sullo stesso territorio: agricole, abitative, infrastrutturali, commerciali, ecc, tanto che il termine più tradizionale di “paesaggio agrario” è stato sostituito da quello di “paesaggio rurale”, che tiene meglio conto delle campagne e della loro nuova complessità. Il paesaggio della pianura lombarda è in rapida trasformazione, porta però innumerevoli segni delle scelte operate nel Medioevo. Ricercare questi segni e ricostruire i cambiamenti aiuta a cogliere la specificità del paesaggio agrario lombardo e il senso della sua continuità storica. Una continuità che presenta diversi punti di rottura ( dovuti a cause sociali, economiche e tecnologiche), che esprimono l’esplodere di lunghe contraddizioni tra strutture divenute inadeguate e nuove necessità espresse da classi sociali emergenti. Il libro è animato dalla volontà di comprendere come oggi si sia in presenta di un altro punto di rottura, che già opera per trasformare l’intero paesaggio agrario lombardo, e di tratteggiare le strade praticabili per orientare in direzioni desiderabili e vicine agli interessi della collettività quelle forze che trasformano il paesaggio.

© 2013_ DdB

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