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Enrico Bedolo, Soncino (CR) 1975, dopo studi tecnici e collaborazioni con uno studio di architettura, segue dal 2006 le attività del Gruppo Fotografico Luigi Ghirri di Busseto (PR) e arricchisce le sue conoscenze di storia della fotografia. La sua ricerca artistica indaga i vari aspetti del paesaggio attraverso l’uso di tecniche analogiche e digitali e sperimentando contemporaneamente il linguaggio fotografico stesso.
Le sue opere sono state esposte in varie mostre personali e collettive tenute a Bergamo, Parma, Reggio Emilia, Torino, Treviso, Vicenza. Tra i vari progetti eseguiti ricordiamo: Alfabeto delle Pianure, un inventario lirico di emergenze costruttive nel paesaggio della pianura Padana, muovendosi tra Lombardia ed Emilia e Life in File,  una ricerca sull’”urbanistica virtuale” e le modalità narrative della pubblicità edilizia .
Nel giugno del 2011 ha ricevuto il terzo premio al concorso fotografico Carlo Scarpa: uno sguardo contemporaneo con mostra a Vicenza e a Treviso con il progetto: Pensare lo spazio [catalogo Marsilio Editori – Venezia]. Nel 2013 su incarico del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ha realizzato una campagna fotografia sul paesaggio della bonifica, in parte esposta nella mostra: Gente d’acqua Architetture e paesaggi costruiti dagli uomini, all’interno di Fotografia Europea 013 a Reggio Emilia.
Tra le  pubblicazioni si segnalano: Le cose e il paesaggio, a+mbookstore edizioni, Milano 2011 e Geografie, storie, paesaggi per un’Italia da cambiare, Aracne edizioni, Roma 2013. Sue fotografie sono conservate presso la Fototeca Carlo Scarpa.

L’Alfabeto delle Pianure

C come campo, come cascina, come molte altre costruzioni che compongono un luogo chiamato comunemente pianura.
Una rigorosa raccolta di fotografie, di segni, di oggetti memorabili quanto dimenticati, come vecchie tavole alfabetiche di una nuova scuola elementare.
Un’infinita collezione di fotografie, di tracce, di oggetti riuniti quanto dispersi, come antichi e lirici vocaboli di un’originale lingua contemporanea.
Fotografie scattate per riscrivere un paesaggio, come sottili messaggi dentro il quotidiano.
Fotografie come appunti sensibili,  come inattese variazioni, inauditi silenzi.
Fotografie tanto disorientanti quanto capaci di informare, come un possibile pensare per immagini, fuori da consumate definizioni e dentro un inedito alfabeto comune.

Una campagna fotografica

Alfabeto delle Pianure è una raccolta di immagini, come un abbecedario della campagna lombarda ed emiliana partendo dalla bassa bergamasca, passando dal cremonese, scendendo fino al Po e oltre.
Una campagna fotografica dove edifici e altri strutture rurali, sono tradotti come solidi geometrici che rompono l’orizzontalità della pianura.
Forme  elementari e, nello stesso tempo, esaustive, come quei disegni che i bambini eseguono a memoria.
I soggetti fotografati sono figure sintetiche, voci  del reale, archetipi che potenzialmente implicano ogni possibile tipologia.
Una campagna fotografica nella campagna, in quello spazio lavorato dalle mani dell’uomo e dentro al quale egli cerca un posto assolutamente centrale, un luogo “memorabile”, saturo di simboli dove possa ritrovarsi.
Ritrovare i segni, poiché il segno è ogni cosa che “fa venire in mente” qualcosa d’altro.
La macchina fotografica non è libera ma tenuta ferma, in un punto ben preciso, come in estasi; le inquadrature corrispondono a un metodo: di rigore e frontalità talvolta enigmatica.
Gli strumenti usati (pellicola, macchina fotografica di medio formato, cavalletto) appaiono vecchi, difficili, quasi alchemici al cospetto delle moderne ed omologate procedure di produzione di immagini ma qui sembrano i soli capaci di restituire un senso di assoluto e di unicità.
I soggetti sembrano dirci “io sono” e il tempo di esposizione non fa violenza al tempo dell'”io sono”. Il tempo di esposizione dovrebbe essere la vita intera.
La luce è totale e non occulta nulla degli oggetti, è una luce senza ombra che li isola nello spazio.
La foschia annulla quasi l’orizzonte e la linea di demarcazione del finito appare confusa, vicina e più vicino sembra essere anche l’infinito.
Il cielo è una pozza lattiginosa, che non svela l’ora ma rivela altro, diventava lavagna intonsa, foglio bianco immacolato, spazio vuoto sconosciuto dentro al quale i soggetti vibrano potenti nella loro pochezza.
Alcune fotografie mostrano l’obsolescenza degli edifici, vi si respira un’aria di stanchezza e decadenza del mondo agricolo, anche.
Altre mostrano un timido rinascimento, un senso del moderno ma privo di qualità che in poco tempo verrà assorbito nel pantano dei giorni di questo grande inappariscente spettacolo che è la pianura dove spesso il vedere si coniuga con la fantasia.

Secondo André Corboz il mondo non è mai da leggere ma sempre da “scrivere”.

Alfabeto delle Pianure
Tre silos. Caravaggio (BG)

Alfabeto delle Pianure
Torre piccionaia. Ricengo (CR)

Alfabeto delle Pianure
Pieve San Genesio. San Secondo Parmense (PR)

Alfabeto delle Pianure
Stalla con balle. Ragazzola, Diolo (PR)

Alfabeto delle Pianure
Chiusa. Volongo, Fiesse (CR)

Alfabeto delle Pianure
Chiusa in ferro. Casalmorano (CR)

Alfabeto delle Pianure
Cascina distrutta. Polesine Permense, Santa Franca (PR)

Alfabeto delle Pianure
Casatto. Gabbioneta (CR)

Alfabeto delle Pianure
Casa distrutta. Fontanelle (PR)

Alfabeto delle Pianure
Cimitero. Alfiano, Pieve Grumone (CR)

Alfabeto delle Pianure
Casa sparsa. Ricengo (CR)

Fotografie: © Enrico Bedolo

 

© 2013_ DdB

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