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Londra, importante centro di origine romana, è ora fortemente caratterizzato dal suo modello di espansione suburbana, che ha iniziato a concretizzarsi alla fine dell’Ottocento seguendo l’idea di “città giardino “ di Ebenezer Howard.

Sassoni e Normanni conservarono il primo perimetro romano della città, confermando la sua vocazione commerciale  di nucleo nato intorno alla City, e vi aggiunsero nel Duecento un secondo nucleo ben distinto di tipo religioso, quello di Westminster. Laddove il muro romano incontrava la riva del fiume, i Normanni scelsero di costruire la Torre di Londra, per difendere la città da attacchi orientali. La fondazione delle Inns of Court, a ovest della city e fuori dalle mura, fu il primo passo verso il congiungimento dei due poli.

Nel seicento Covent garden è  il primo esempio di popolamento delle zone allora suburbane di Londra, al di fuori cioè dei due nuclei principali. Ma il meccanismo, vera e propria prassi di fondazione di nuove città, resterà sostanzialmente lo stesso fino all’epoca vittoriana, anche se con affinamento degli strumenti urbanistici con cui la città crescerà per nuclei staccati intorno a grandi Squares (le piazze quadrangolari) e alle strade che vi mettono capo con isole lottizzate.

Il 1° settembre 1666, un incendio, sviluppatosi presso Thames Street, divora la città. L’incendio è una ferita profonda e anche la storia di occasioni perdute: per la fretta dell’amministrazione desiderosa di tornare a una normale vita mercantile, vengono scartati molti progetti urbanistici di Christopher Wren e John Evelyn, miranti a dare alla città un disegno, strade e spazi ampi e una pianta armoniosa. La City risorge, sia pure sul tracciato antico, ma allietata dalle 52 chiese di Wren, nonché dalla cupola di St. Paul. La nuova Londra è di pietra e mattone e sfoggia un moderno sistema di fognature.

Nel  700 inizia una nuova era:  la classe media comincia a spostarsi nei villaggi suburbani, mentre speculazione e gentry si spingono sempre più a ovest. Il West End cresce per aggiunte e senza metodo attorno agli Squares e al ritmo degli appetiti degli investitori. Accanto alle nuove estates urbanizzate in diretta continuità con il tessuto esistente appare negli stessi anni il fenomeno della crescita extraurbana. Le estates localizzate in maniera più marginale, anzi distaccata dalla città, prendono il nome di Towns ed hanno un carattere di nucleo satellite suburbano.  Risale al 1774 il Great Building Act , che tenta di disciplinare la proliferazione incontrollata dei Great Estates e la normativa edificatoria delle terraced houses ( case a schiera).

Nel periodo della reggenza del principe di galles, il futuro Giorgio IV, che ha inizio nel 1811 per concludersi nel 1830, si manifesta una forte ripresa di iniziative di progettazione e di costruzione di opere pubbliche. E’ appunto per iniziativa della corona che si realizza a Londra la prima operazione urbanistica a grande scala e l’unica della prima metà del secolo : il taglio di Regent’s Street e la sistemazione di Regent’s Park, su progetto di John Nash. Nel periodo  vittoriano il numero di cittadini cresce da uno a sette milioni, velocità tale da provocare un’espansione incontrollata della città, che spiega le pessime  condizioni in cui Londra versa all’inizio del diciottesimo secolo, sia per quanto riguarda la sicurezza pubblica che per le strutture igienico-sanitarie. Nel 1848 il ‘Public Health Act’ definisce un nuovo concetto di controllo pubblico: per la prima volta una legge interviene contro l’indiscriminata libertà della proprietà privata a favore dell’interesse pubblico. Nel 1888 è istituito il London County Council (LCC) in sostituzione al vecchio Metropolitan Board of Works, organismo che diviene ben presto il principale ente di sviluppo urbano sia per la riorganizzazione interna di Londra che per le zone circostanti.

Sulla strada aperta dai primi sviluppi suburbani nati dall’iniziativa della classe medio borghese, le tematiche agitate dai critici vittoriani della metropoli industriale e dai riformisti social radicali si muovono intorno all’ipotesi di garden suburbs, da realizzare su principi cooperativi, su impieghi di capitali con modesto tasso di profitto, e facendo leva sulla nuova mobilità offerta dai trasporti veloci capaci di servire un vasto arco periferico.  La proposta è avanzata da Ebenezer Howard, che nel 1898 pubblica un’opera  intitolata “Tomorrow: A paceful path to read reform”. In esso spiega che due forze dominanti  hanno finora guidato le tendenze insediative della popolazione inglese:la città e la campagna. Per sbloccare questa situazione occorre trovare una terza alternativa, che possieda gli aspetti positivi della città e della campagna, senza averne gli spetti negativi. Per questo pensa a un nuovo modello urbano: una città circondata da una cintura agricola i cui suoli sono di proprietà pubblica o della comunità. Il prototipo quantitativo pensato da Howard sorge su una superficie di 6000 acri, dei quali 5000 di fascia agricola esterna con 2000 abitanti insediati, e gli altri 1000 dedicati al nucleo urbano residenziale e alle attività industriali e artigianali con un insediamento di 32000 abitanti ed una densità di 60 ab/ha. I risultati furono quelli di dare un limite alla dimensione della città , di definire il rapporto fra città e campagna, di controllare le nuove espansioni per mezzo del piano e di pensare ad una proprietà unificata dei terreni .

Nel 900, il Piano della Contea di Londra e il Piano della Grande Londra, eseguiti negli anni della seconda guerra mondiale, sono legati alla decisa volontà di ricostruzione e rilancio economico dopo le bombe tedesche. Il Piano per la contea di Londra (Forshaw e Abercrombie, 1941) si basa su una riorganizzazione della città per quartieri, tendente a favorire il decongestionamento della contea con la dislocazione esterna delle industrie improprie e di aliquote consistenti di abitanti. Il Greater London Plan di Abercrombie del  1944, invece, stabilisce al di fuori della contea di Londra 4 fasce concentriche con destinazioni specifiche. Un primo “ring” comprende la contea di Londra e la parte immediatamente adiacente nella quale si prevede un abbassamento della densità esistente ed un esodo di 400000 abitanti. Un secondo anello “suburbano” pianifica nuovi insediamenti abitativi al fine di accogliere almeno mezzo milione di cittadini provenienti dal centro altrimenti congestionato; un terzo anello: la “green belt”, una vasta fascia verde con divieto di edificazione, è pensata come polmone della città e come sua ultima delimitazione. Un quarto ed ultimo anello, “outer country ring”, di più ampie dimensioni, serve a ri-equilibrare l’intera regione, ad ospitare la popolazione in sovrabbondanza (da decentrare) grazie alla realizzazione di alcune città satellite di media grandezza.  Attraverso cinque punti fondamentali il County London Plan proibisce la costruzione di nuovi insediamenti industriali nella Contea di Londra, decentra quelli esistenti, sollecita il potenziamento del porto come elemento economico ed inoltre insiste sull’importanza di pensare nuovi strumenti di pianificazione.

Nell’ultimo ventennio, grazie agli ingenti investimenti per celebrare l’anno 2000, nuove opere vengono dedicate al nuovo millennio e al giubileo, come i loro nomi testimoniano (Jubilee Line, Millennium Bridge, Millennium Dome), le quali riqualificano la zona est della città ed il suo collegamento con la City.
Nello stesso anno viene istituito il Greater London Authority direttamente controllato dal sindaco, designato da questo momento ad esprimere l’ultimo parere su questioni architettoniche ed urbanistiche.

Bibliografia:

D. Calabi, Storia dell’urbanistica europea, Mondadori, Milano 2000

L. Mumford, La città nella storia, Bompiani, Milano, 2002

P. Sica, Storia dell’urbanistica. Vol. 2: l’Ottocento, Laterza, Bari, 19992

© 2013_ DdB

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