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anna terraccianoAnna Terracciano, architetto. Laurea con lode nel 2006 [Federico II, Napoli] con una tesi in Progettazione architettonica e urbana. Durante il suo corso di studi è borsista ERASMUS presso l’ ETSAB di Barcellona [UPC] e partecipa poi al Seminario-Workshop Internazionale Itinerante di Progettazione VILLARD 5. Nel 2009 frequenta, presso l’ Università di Roma Tre, il Corso di Perfezionamen­­to in Housing-Nuovi modi di abitare tra innovazione e trasformazione. E’ attualmente dottoranda in Urbanistica presso il DiARC -Federico II. La sua ricerca ha lo scopo di investigare i modi e le forme della visualizzazione progettuale per la città contemporanea per poter rispondere ad una mutata domanda di comunicazione del piano e del progetto urbanistico. Collabora alle attività in conto terzi e ai progetti di ricerca del DiArc, tra cui la rete del PRIN Re-Cycle. Svolge inoltre attività didattica integrativa nel Laboratorio di Progettazione Urbanistica e tiene un suo corso dal titolo “Forme e disegni della città contemporanea”. Durante la sua attività professionale, che svolge attivamente dal 2006, prima a Barcellona ed ora a Napoli, ha partecipato alla redazione di piani, di progetti urbani ed urbanistici, ed a numerosi concorsi di progettazione architettonica e urbana.

 

Recenti ricerche, progetti e finanziamenti a livello europeo e mondiale [si pensi all’iniziativa Smarter Planet di IBM, a Living Simplicity di Philips ed i finanziamenti della Commissione Europea all’interno del Settimo Programma Quadro] mostrano l’importanza di identificare linee di ricerca applicata in grado di fornire nuovi strumenti per leggere, comprendere ed interpretare in tempi brevissimi la moltitudine di dati quantitativi e qualitativi a disposizione. La cartografia contemporanea è stata caratterizzata da un rivoluzionario progresso della tecnica e della strumentazione, che ci restituisce immagini zenitali sempre più dettagliate, ma ciò non significa che del territorio si comprenda di più. Parallelamente, la disponibilità di una enorme quantità di informazioni ha innescato  una produzione ricchissima di mappe sempre più raffinate, in grado di raccontare gli infiniti usi, percezioni e relazioni dello spazio, non riuscendo però ad andare oltre ad un nuovo ed ossessivo descrittivismo. Il tema è dunque quello di tentare, appropriandosi degli strumenti e delle possibilità contemporanee, di recuperare una dimensione interpretativa per pensare nuovamente alla città all’interno di una rinnovata dimensione propositiva.

Tornare oggi a parlare di disegni in urbanistica, per provare a costruire una riflessione critica sul destino della città contemporanea e del suo immenso territorio. Una qualunque foto satellitare ne coglie, anche se in maniera riduttiva come abbiamo avuto modo di dire, il nuovo volto, un patcwork di materiali accostati e muti secondo logiche apparentemente indecifrabili e che si sono andati ad accumulare in un tempo brevissimo. A tenerli uniti però, strutture più o meno precarie fatte di reti e relazioni, come una sorta di città latente (Zanfi, 2008). L’intento è quello di provare a rintracciare quel disegno latente, anche se apparentemente frammentato, disordinato e privo di qualsiasi potenzialità, di incrociare e restituire descrizioni di elementi, attori, ruoli, relazioni, flussi attraverso artefatti comunicativi,  capaci di esplorare come queste narrazioni si relazionano, e come le convergenze e le divergenze del  loro potenziale suggeriscono un luogo per la progettazione (Brown, 2011).Il disegno oggi, in urbanistica, inteso sia come dispositivo capace di far emergere i luoghi, i materiali, i fatti urbani da cui ripartire nel progetto dell’esistente, sia capace di individuare e far vedere quelle situazioni ibride, aree di sovrapposizione e di contaminazione, drosscape (Berger, 2007) e brownfields, spazi rurali più o meno urbanizzati, siti della dismissione e dello scarto, ma anche quelle qualità sfuggenti e invisibili che le nostre città producono e che sono difficilmente coglibili e rappresentabili.

Costruire una nuova geografia, intesa come discorso sul mondo (Farinelli, 1992) critica e libera, che non cerca di vedere il mondo da un unico punto di vista, che non lo rappresenta mai tutto e mai definitivamente, ma che propone invece una rappresentazione che non deve escludere la scoperta (De Matteis, 1994)[1]. Il percorso proposto intende il disegno come pratica capace di intercettare l’incertezza dominante nel presente, ma con il bisogno di provare a riappropriarsi del futuro progettandolo nuovamente attraverso disegni densi, perchè carichi di un senso nuovo. Disegni che nel rigore del metodo e a partire dall’esattezza dei dati ambiscono a superare il tema della neutralità scientifica della mappa, ma sono disegni a carattere allusivo, nelle quali sia immediatamente visibile l’idea di progetto. Non sono mappe, non sono disegni che aspirano ad essere completi, ma sono un invito a perdersi. Non si occupano di dare un finale (definitivo), ma si attestano nello spazio della conoscenza, della riflessione e della prefigurazione.

[1] De Matteis G. (1996), Le metafore della Terra. La geografia umana tra mito e scienza, Campi del sapere n. 45, Feltrinelli, Milano

© 2013_ DdB

 

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