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Laura Fregolent, architetto, PhD in Scienze e metodi per la città e il territorio europei, è professore di Tecnica e pianificazione urbanistica presso l’Università IUAV di Venezia. Ha svolto attività di ricerca e collaborazione scientifica, ha maturato esperienze nell’analisi ed interpretazione dei caratteri strutturali delle trasformazioni territoriali e urbane, con particolare attenzione ai fenomeni di dispersione insediativa, studiato inoltre le possibili forme di adeguamento del piano e delle politiche di intervento in un’ottica di salvaguardia e tutela del territorio, del paesaggio e dell’ambiente. Su questi temi ha partecipato a convegni e seminari nazionali e internazionali e pubblicato libri e saggi. È membro del Collegio docenti del Dottorato in Scienze e Metodi per le Città ed il Territorio Europei della Scuola di Dottorato in Ingegneria “Leonardo da Vinci” dell’Università di Pisa. Dal gennaio 2007 è direttore, insieme a Michelangelo Savino, della rivista Archivio di Studi Urbani e Regionali edita da FrancoAngeli.

  • Quali sono stati i libri, i personaggi o le esperienze che hanno influenzato il suo interesse verso l’ambito urbano e i suoi scenari di mutamento?

Un Erasmus a Barcellona e due maestri: Edoardo Salzano e Francesco Indovina.

  • In quale momento del suo percorso formativo o in quale particolare occasione ha avuto a che fare con tematiche relative ai margini urbani?

In maniera più approfondita durante la redazione della mia tesi di Dottorato di ricerca e la ricerca su città diffusa e sprawl urbano. Interpreto quindi il concetto di margine urbano come spazio periferico, periurbano, a bassa densità edilizia frutto di una crescita poco regolata e dispersa.

  • Tre parole per descrivere i margini urbani, in rapporto ai caratteri della città contemporanea ed agli spazi urbani che lei vive e frequenta.

Dispersione, open space, mobilità individuale

  • Spazi periurbani /luoghi plurali. In cosa sta la loro complessità, le loro potenzialità e problematiche? Quali attenzioni è necessario dedicare al progetto di questi spazi?

Potenzialità non molte, problematiche diverse quali, ad esempio, il consumo di suolo, l’altissima mobilità individuale e i crescenti costi ambientali. È necessario un intervento multiscalare, l’intervento puntuale non può essere disgiunto da un ragionamento che interessa la città nel suo complesso e nel quale le politiche urbanistiche vengano accompagnate anche da politiche di settore e sociali. I margini devono essere osservati in un contesto più ampio.

  • Che ruolo ha avuto la pianificazione, ad oggi, nello sviluppo dei margini urbani, e quali sono, secondo la sua opinione,  le prospettive future?

La pianificazione non sempre è stata strumento capace di regolare la crescita urbana in maniera razionale, contribuendo allo sviluppo dei margini urbani

  • Secondo lei è possibile orientarsi verso una progettazione partecipata degli spazi di margine e ha quindi senso coinvolgere e sensibilizzare i cittadini verso questi temi?

Ha senso in generale coinvolgere i cittadini non solo nei luoghi/territori di margine o marginali. Il problema è però quali strumenti di inclusione adottare affinché la loro partecipazione ci sia concretamente.

© 2013_ DdB

 

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