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Marcello Ridolfi laureato in Architettura al Politecnico di Milano con una tesi sul recupero del patrimonio edilizio esistente. Collaboratore di Massimiliano Caviasca, ha conseguito il master in “Progettazione contemporanea con la pietra”. Nel 2013 ha tenuto assieme a Marta Bigone il workshop “Progettazione del paesaggio e riutilizzo delle cave di pietra”.

Stiamo vivendo in un periodo storico in cui le difficoltà sociali ed economiche ci stanno portando a riflettere criticamente sulle scelte effettuate in passato per diventare più consapevoli delle scelte per il futuro. E’ in quest’ottica che, preso atto degli aspetti negativi e dei limiti delle politiche incentrate sulla crescita (incontrollata) dei grandi centri urbani, si sono cominciati a rivalutare gli aspetti legati alla qualità della vita e ai valori ambientali. Secondo Carlo Aymonino i risvolti del modello di stampo capitalistico, a livello globale, si sono sempre espressi nella dicotomia città-campagna, portando ad un inesorabile predominanza delle prime nei confronti della seconda[1]. Il riflesso di queste dinamiche ha comportato una graduale perdita di importanza di tutte quelle piccole realtà, disseminate nel territorio, su cui si era fondata la storia e l’economia del Bel Paese fino alla metà del XIX secolo.

Il termine centri storici minori, con cui spesso viene descritta questa parte del patrimonio italiano, diviene descrittivo di una situazione in cui l’aggettivo minore assume connotati negativi (minor patrimonio, minor importanza, minor valore)[2].

Il recente interesse sorto attorno a questi temi nasce proprio dalla presa di coscienza che i centri storici minori sono un immenso valore da salvaguardare e preservare e che il loro crescente degrado può avere risvolti negativi ad ampia scala. Come sostiene Gian Ludovico Rolli, i piccoli insediamenti, nati come centri di residenza e di servizio per la popolazione diffusa sul territorio, traggono la loro origine storica e la giustificazione economica del loro sviluppo dal legame con il territorio. “Il loro progressivo abbandono da parte degli abitanti, il conseguente degrado delle strutture fisiche dei centri e del territorio di cui costituiscono il presidio rappresentano pertanto una perdita irreparabile di valori materiali, culturali, sociali”[3].

I Piccoli Comuni (definizione data dall’ANCI che comprende tutti i comuni con meno di 5.000 abitanti) rappresentano oggi il 70,2% del totale nazionale, sono infatti 5.683 sul totale di 8.904. Essi amministrano il 54% del territorio nazionale, oltre ad ospitare il 17,1% della popolazione italiana (10.349.962 abitanti)[4]. Ne consegue che le sorti di gran parte del nostro sistema ambientale dipendono fortemente da un numero elevatissimo di piccoli centri, distribuiti più o meno omogeneamente su tutta la penisola; di contro, in essi il numero di abitanti è in costante diminuzione, fatto che implica un sempre più marcato impoverimento del tessuto di gestione del patrimonio diffuso.

Con il passare del tempo sta venendo meno quel rapporto di equilibrio sottile, esercitato dal costante presidio dell’uomo sull’ambiente circostante, determinando le condizioni per quei fenomeni ambientali che sempre più spesso colpiscono il nostro paese e che si possono addebitare alla mancanza di tutela (si deve considerare infatti che i piccoli centri italiani occupano prevalentemente le zone montane e collinari, quelle in cui si concentrano le situazioni ambientali di rischio idrogeologico).

La riscoperta del patrimonio architettonico minore è un processo inevitabile in un paese ormai giunto al collasso delle realtà urbanizzate, dove da un lato l’espansione incontrollata ha portato al degrado delle periferie cittadine e alla cementificazione del territorio, dall’altro l’abbandono dei sitemi insediativi minori ha creato ampie aree di fragilità sia ambientale che sociale. Il recupero dell’esistente deve divenire la nuova risposta all’espansionismo speculativo, promuovendo la logica della sostenibilità, il concetto predominante del nostro periodo storico.

© 2013_ DdB

[1] C. AYMONINO, Origini e sviluppo della città moderna, Marsilio Editrice, Venezia 1978.

[2] F.MAIETTI, Centri storici minori: progetti di recupero e restauro del tessuto urbano fra identità culturale e salvaguardia, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna 2008

[3] G. L. ROLLI, I centri storici nella struttura territoriale. il recupero dei ruoli funzionali; in: S. BONAMICO, G.TAMBURINI (a cura di), Centri antichi minori d’Abruzzo: recupero e valorizzazione, Roma, Gangemi, 1996

[4] AAVV, Atlante dei Piccoli Comuni, ANCI, Roma 2011

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