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Importante porto di origini romane, Barcellona deve il suo impianto urbano attuale al decreto reale del 1854, che concesse alla città la possibilità di demolire le sue mura per predisporre nuovi piani di espansione.

L’amministrazione di Barcellona perciò indice, nel 1859, un concorso pubblico per un piano regolatore definitivo di espansione urbana, che ha come vincitore l’architetto Antonio Rovira y Trias (già direttore dei lavori di abbattimento delle mura). Nello stesso anno però, “…senza una preventiva consultazione con le autorità locali, il sovrano incarica per la redazione di un Piano di Ampliamento per Barcellona l’ingegnere Ildefonso Cerdà y Suner, che già nel ’55 aveva proceduto al rilevamento dei terreni dell’entroterra destinati all’espansione”; viene quindi approvato il Piano di Cerdà. L’architetto accompagnerà  il progetto con due volumi che affrontano i problemi urbanistici, di cui uno tratta la storia dell’urbanistica dall’antichità, e rappresenta uno dei primi contributi scientifici nel settore storiografico, mentre il secondo è una raccolta di dati statistici a supporto delle previsioni del piano.

Il nuovo intervento urbano ingloba completamente il vecchio nucleo in una struttura che fa della continuità la sua forza organizzativa. Il piano si basa su una maglia ortogonale che si orienta con le preesistenze, nella maglia rigorosa si aprono dei vuoti e delle piazze, essa è spezzata solo da due importanti strade diagonali.La maglia regolare degli isolati si estende sino ad incontrare il mare a sud, il fiume a est, le colline a nord e a ovest  inglobando così la città esistente, incardinandola su alcuni rettifili. La lottizzazione è basata su una scacchiera regolare, formata da quadrati con angoli smussati a 45°, in questo modo all’incrocio tra due strade si forma una piccola piazza che facilita lo scorrimento del traffico e fa entrare la luce nel lotto; infatti i lotti, per cui esistono varie soluzioni, prevedono il mantenimento di uno spazio libero all’interno e di almeno un lato privo di edificazioni,  la parte centrale non edificata può ospitare così diverse soluzioni: un giardino, un viale, la linea tranviaria. Gli spazi aperti hanno prevalenza sull’edificato originando piazze, slarghi, corti aperte (le varie soluzioni create da Cerdà per l’edificazione degli isolati vennero poi purtroppo modificate, aumentando la quantità di metri quadrati fabbricabili per ognuno). Cerdà organizza il piano in quartieri così da ottenere una  razionale dotazione ed attenta localizzazione delle attrezzature e dei servizi. Tutta l’Eixample (estensione in spagnolo)  è organizzata per nuclei di vicinato. Le due esposizioni universali tenutesi in città nel 1888, cioè nel pieno del processo di implementazione del piano di Cerdà, e nel 1929, contribuiscono rispettivamente al recupero della cittadella come spazio pubblico (1888) e alla caratterizzazione ad uso pubblico del Montjuic, gettando così le basi per uno sviluppo della città a ponente. Questi interventi sono accompagnati dal rafforzamento della rete dei trasporti pubblici e dal miglioramento dei servizi urbani presenti.

Arrivata agli anni ‘50 la Spagna si lascia alle spalle i disastri della guerra e dell’embargo. Il Miracolo Spagnolo, nome dato al boom economico tra il 1959 ed il 1973, è il fenomeno più rimarcabile ed importante accaduto durante il regime franchista; il boom portò ad un aumento, spesso non pianificato, del numero di edifici nelle periferie delle principali città spagnole, per accomodare la nuova classe di lavoratori portata dall’esodo rurale. La città di Barcellona cambia quindi scala, diventa metropoli, tanto che si sente l’esigenza di promuovere un equilibrio territoriale che possa far fronte alle alte densità. Nel 1976 viene così varato il Piano Generale Metropolitano che crea tutti i presupposti utili al successivo progetto di riqualificazione, che vede come punti fondamentali: la riduzione e il miglioramento dei criteri dell’edificabilità, il raddoppio delle zone verdi e l’implementazione della rete viaria con la creazione delle “Rondas”, dei veri e propri spazi urbani, che assicurano le connessioni  tra le strade principali e le autostrade con le strade locali. Con Bohigas  come Soprintendente dei Servizi di Urbanistica negli anni ‘80, Barcellona avvia una strategia di mitigazione dei deficit urbanistici che andava accumulando. “Questo criterio da priorità alla riqualificazione della città contro l’espansione, estendendo il controllo sulla città e sul costruito con un metodo che opera a partire dalla costruzione dello spazio pubblico…” (Bohigas).  Gli sforzi si concentrarono su un lavoro che potremmo definire di agopuntura che dota i quartieri di spazi pubblici, recuperando e consolidando una memoria collettiva all’insegna di un processo partecipativo tra cittadini e tecnici.

I programmi di rinnovamento urbano promossi dall’amministrazione comunale negli anni ’80 e resi possibili dal PGM culminano nei progetti per i Giochi Olimpici del 1992. Gli interventi si concentrano essenzialmente in quattro grandi aree urbane, collegate tra loro ed integrate alla città attraverso un sistema infrastrutturale che va dalla passeggiata pedonale all’autostrada urbana, scelte in base alla loro ubicazione strategica ed  in base alla loro necessità di riqualificazione, esse sono: la montagna di Montjuic, la Villa Olimpica, la Vall d’Hebron e la zona più esterna della Diagonal. Il progetto più importante si concentra tra il Monjuic e la Villa Olimpica, permettendo interventi di riqualificazione del waterfront, e il collegamento tra la città il mare, in un’area in cui, l’industrializzazione e la ferrovia, erano stati per lungo tempo una barriera.

Alla luce dei numerosi interventi e delle strategie urbane, Barcellona nel 2004 si propone come capitale Europea della Cultura o come sede di una nuova Esposizione internazionale. La città ospita  così il Forum Universale delle Culture; il luogo dove si concentrano maggiormente le attività si trova nel punto di contatto tra la Avenida Diagonal ed il mare, in corrispondenza della foce del fiume Besòs , un tempo area marginale e degradata occupata da quartieri popolari, depuratori, centrali elettriche, inceneritori. Il progetto dell’area del Forum prevede la realizzazione di un grande piazzale pubblico connesso, attraverso diversi sistemi di rampe e terrazze belvedere, ad un parco litorale e ad un nuovo porto sportivo. Su questa matrice si innestano, come in un grande “collage”, edifici e attrezzature a diversa destinazione d’uso, dallo specialistico, al terziario, al residenziale.

Bibliografia:

F. Indovina, L. Fregolent, M. Savino (a cura di), L’esplosione della città, Compositori, Bologna, 2005.

G. Delbene, Barcellona.Trasformazioni contemporanee, Meltemi, Roma, 2007.

J. Busquets, I grandi progetti di Barcellona, in Casabella, n.553-554, 1989.

O. Bohigas, Un programma per Barcellona, in Casabella, n.483, 1982.

© 2013_ DdB

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