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Cristina SciarroneCristina Sciarrone, laureata in Architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria con una tesi sul tema dei paesaggi a rischio idrogeologico, attualmente frequenta il terzo anno del dottorato in Paesaggio e Ambiente presso l’Università La Sapienza di Roma. Svolge una tesi di dottorato dal titolo: “Sul margine. Processi, strategie e tattiche per paesaggi in attesa”, mirata all’individuazione, attraverso un approccio fenomenologico, di azioni di rigenerazione urbana specificatamente legate ai processi in atto in luoghi complessi della città.

Nell’immaginario collettivo il paesaggio di margine urbano si identifica con un luogo privo di memoria e di riferimenti spaziali e sociali, incapace di suscitare quello che Almo Farina chiama “senso del posto”, ossia una condizione di “paesamento” (1). Se il paesaggio si definisce come entità percepita e, di conseguenza, conosciuta, laddove prevale l’uniformità ambientale e spaziale (come sembra accadere nelle periferie) l’immagine urbana (2) relativa, nella sua scarsa figurabilità, determina quel senso (geografico e mentale) di fuor di luogo (3) meglio noto come spaesamento. Franco La Cecla descrive come le comunità primitive, in un rapporto identitario col proprio ambiente di vita, costruissero delle mappe mentali attraverso due parametri: limiti e orientamento. La condizione smarginata e omologata della città contemporanea ha comportato un indebolimento del legame identitario tra comunità e territorio che potrebbe essere recuperato attraverso una visione positiva dell’azione del perdersi.

La tesi che le periferie urbane contemporanee siano in realtà luoghi privi di identità è vera solo in parte. Sebbene l’organizzazione pianificata degli agglomerati periferici presenti una tendenza all’anonimato, si assiste negli ultimi anni a processi di appropriazione dello spazio non strettamente privato da parte delle comunità locali che, pur nel loro carattere quasi sovversivo, mirano a instaurare un rapporto identitario col proprio ambiente di vita, intervenendo nella sua trasformazione concreta. Si tratta di azioni spontanee e creative, che denotano un tentativo di rispondere a una carenza di riferimenti concreti ed emotivi che il territorio di margine, molto spesso, trasmette. Queste micro-azioni, lungi dal rappresentare elementi iconemici (4) del territorio, tuttavia denotano, laddove presenti, delle zone ad alta intensità di spirito autorganizzativo che suggerisce anche una forma di paesamento da parte delle comunità locali. Contestualmente, per poter comprendere pienamente il senso di queste forme di agopuntura urbana (5) spontanea, occorre adottare uno sguardo semiotico capace di considerare lo spazio come un dispositivo significante (6) da tradurre e interpretare con l’animo scevro da qualsiasi pregiudizio e aperto a una lettura che a tratti diventa intima e soggettiva. Occorre quindi individuare meccanismi d’indagine atipici che attraverso un approccio empirico al paesaggio ne restituiscano un racconto fenomenico, attento a captare ogni stimolo vitale presente, vero potenziale inespresso per questi luoghi. Queste esplorazioni urbane considerano lo spaesamento come stimolo alla scoperta e allo spingersi oltre i propri limiti, per superare il senso di smarrimento grazie ad una capacità d’orientamento acquisita mediante l’esperienza. Attraverso uno sguardo introspettivo al territorio di margine sarà possibile legittimarlo in quanto paesaggio, restituendone un’immagine non zenitale bensì mediata con l’ausilio di mappe cognitive e strumenti di segnalazione atipici, che si presentano come racconti di viaggio ispirati all’approccio psicogeografico delle derive situazioniste.(7) In tal modo sarà possibile “superare il limite del margine” e andare oltre riconoscendo un potenziale paesaggistico anche nei luoghi più negletti della nostra realtà urbana. Tale potenziale, rintracciato nelle forme di autocostruzione dello spazio pubblico da parte dei singoli individui, altro non è che espressione di una necessità di riconoscimento nel proprio ambiente che solo un’ottica sensibile sarà in grado di cogliere.

1558643_10203019704682802_1286971248_nPaesaggio di margine urbano “autocostruito” – Messina


[1] Farina, A. (2006), Il paesaggio cognitivo: una nuova entità ecologica, Milano, Franco Angeli

[2] Una immagine ambientale ottimale, tale da essere facilmente percepibile, si basa su caratteristiche di figurabilità e legittimità. Lynch, K. (1964), L’immagine della città, Venezia, Marsilio Editori

[3] La Cecla, F. (1988), Perdersi: l’uomo senza ambiente, Roma, Laterza

[4] Turri, E. (2004), Il paesaggio e il silenzio, Venezia, Marsilio

[5] L’agopuntura urbana nasce dalle teorie dell’architetto Casagrande, basate su strategie di recupero urbano mediante lo studio delle forme di utilizzo dello spazio da parte delle comunità

[6] Pezzini, I. (2013), Sguardi, in Lambertini, A., Metta, A., Olivetti, Città pubblica/paesaggi comuni. Materiali per il progetto degli spazi aperti dei quartieri ERP, Roma, Gangemi Editore

[7] La psicogeografia è una disciplina basata sulla sensazione emotiva trasmessa dai contesti spaziali. È stata sviluppata negli anni 50 durante le cosiddette Derive Situazioniste.

© 2013_ DdB

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