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In occasione del Festivaletteratura, Diari di bordi è stato a Mantova per seguire due interessanti conferenze; la prima dal titolo “Previsioni del tempo: i prossimi quarant’anni”, dove JØrgen Randers e il climatologo Luca Mercalli hanno discusso sul futuro della Terra, la seconda “Strategie di Conservazione” presieduta dall’architetto Mario Botta e lo scrittore americano Peter Cameron, grande conoscitore dell’arte e del paesaggio italiano. 

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Randers è uno degli autori del famoso rapporto su “I Limiti dello Sviluppo” del Club di Roma. Pubblicato nel 1972, lo scritto stimolò l’opinione pubblica internazionale circa i temi dell’inquinamento e del riscaldamento climatico (fu poi aggiornato nel 1993 e nel 2006). Spalleggiato dal climatologo Luca Mercalli, Randers affronta i problemi legati al surriscaldamento globale. Se nel breve e medio periodo gli effetti visibili saranno poco percepiti all’interno delle città (anche se lo stesso non si può dire per chi coltiva la terra, sempre più legato agli improvvisi sbalzi climatici) i fenomeni di crescita demografica, il progressivo inurbamento, l’incapacità di sostituire totalmente i combustibili fossili, la crescita delle disuguaglianze sociali, avranno un grande impatto sul futuro della Terra. Sarà  tuttavia un mondo, sottolinea amaramente lo studioso, dove gli esseri umani rifiuteranno di prendere provvedimenti drastici per evitare il declino, e continueranno a sfruttare,  per quanto ancora possibile, le limitate risorse del pianeta, ritenendo questo metodo meno costo e più semplice rispetto all’investimento in energie rinnovabili, trasporto eco…. La conferenza si chiude con una risposta molto scettica da parte di Randers alla domanda: “dobbiamo quindi smettere di educare i nostri figli ad apprezzare le bellezze della natura, perché quando cresceranno si troveranno intorno un paesaggio devastato, sempre più desertico, molto diverso da quello in cui siamo cresciuti?”.

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L’estate scorsa i giornali hanno riportato le rimostranze dell’UNESCO nei confronti del governo italiano per la situazione critica in cui versava Pompei. Quello del sito campano è solo uno dei casi più eclatanti dello stato delle politiche di tutela del nostro paese. Il problema inoltre, della conservazione di opere e monumenti, si aggrava a fronte di una crisi economica sempre più acuta. Domenica 8 Settembre l’architetto Mario Botta e lo scrittore Peter Cameron hanno discusso in una piacevole doppia intervista sul senso del recupero degli edifici o della loro demolizione. Cosa rende un edificio degno di essere mantenuto, e cosa invece ne giustifica la sua perdita? Bisogna conservare tutto? Ha senso individuare delle strategie per scegliere o per fissare delle priorità su che cosa salvare, senza che questo porti alla svendita o alla dispersione di beni che sono proprietà di tutti?  Mettendo a confronto due culture molto diverse, quella italiana e quella statunitense, hanno cercato attraverso le loro esperienze e i loro ricorsi personali di dare risposta a queste domande.

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